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martedì 6 febbraio 2018

Gandahar (1988)

Come ormai sapete se leggete questo blog (sto parlando al nulla) spesso trovo spunti grazie a Tumblr, o video fan made scovati su YouTube.
Gandahar, film di animazione Francese del 1988, l’ho scoperto per “colpa” di un canale dedicato alla musica retro dance, electro e varie, che seguo su YouTube.
Il video in questione e’ Automat – The rise.
Giusto per sprecare tempo su cose delle quali non frega a nessuno, dirò che Automat è un album nato dall’unione di alcuni musicisti Italiani per sperimentare le potenzialità di un nuovo strumento musicale: il MCS70.
Si trattava di un sintetizzatore analogico progettato e costruito da un altro Italiano: Mario Maggi. (Ho indagato molto frettolosamente su questo personaggio, che sembra essere una sorta di pioniere nella costruzione di sintetizzatori)
Automat diede vita ad un unico album, dopo il quale i musicisti coinvolti presero vie differenti.
Tornando a Gandahar, il video che accompagna “The rise” è stato realizzato montando spezzoni tratti dal film.

René Laloux, il regista, si era già distinto per un altro pregevole lavoro di animazione (che vedrò presto) ovvero “La Planète sauvage” del 1973.





Gandahar è una sorta di fiaba fantasy/ sci-fi basata su di una novella scritta da Jean-Pierre Andrevon intitolata Les Hommes-machines contre Gandahar (The Machine-Men versus Gandahar)
La trama: Gandahar è un mondo idilliaco dove le genti vivono in simbiosi con la natura.
Un giorno, tuttavia, questa serenità viene infranta dall’arrivo di misteriosi uomini di metallo.
Gli automi dall’aspetto spaventoso, (e che ricordano i Cyberman di Doctor Who) pietrificano gli abitanti del pacifico mondo.
Le persone ormai divenute statue vengono stivate in giganteschi magazzini, la cui forma è identica a grosse uova.
Le uova, trasportate grazie all’uso di macchine, sono poi condotte ad un luogo dove si erge una sorta di immenso portale.
Ciò che vi entra svanisce, e viene rimpiazzato da nuovi uomini di metallo.
Nella capitale di Gandahar, Jasper, il consiglio tutto femminile che governa quei luoghi si attiva, per cercare di capire cosa siano gli uomini di metallo, e come fermarli.
Viene dunque convocato Sylvain, da tutti chiamato Sylv, un soldato al servizio di Jasper.



Sylvain intraprenderà un viaggio ricco di avventure, durante il quale farà la conoscenza di Arielle, una giovane e bella abitante di Gandahar.
I due cadranno sin da subito innamorati l’uno dell’altro, rimanendo uniti ed inseparabili per tutta l’avventura, che li porterà a scoprire come il popolo di Gandahar fosse in realtà tutt’altro che perfetto e pacifico.
L'ombra di oscuri esperimenti genetici macchia il passato della popolazione, la quale è in definitiva la causa stessa del male che stanno cercando di estirpare.
Vorrei spendere più parole su trama e messaggio del film, ma credo che così facendo rovinerei ad un eventuale futuro spettatore il piacere di scoprire i segreti di Gandahar, degli uomini di metallo e via discorrendo.
Il film è disponibile liberamente su YouTube in due versioni: originale (in Francese con sottotitoli Inglesi) o Inglese.
La versione in Inglese è stata rimaneggiata perdendo alcuni degli elementi originali tra cui la colonna sonora, ed ha subito alcuni censure minori che, vedendo il film in Francese, risultano piuttosto sciocche ed immotivate.
Vi consiglio quindi di visionare il film in Francese con sottotitoli Inglesi.
Personalmente l’ho amato molto, anche se durante la prima parte ho sofferto un po’ per via della storia d’amore tra Sylv ed Arielle.
Onestamente l’ho trovata un po’ troppo “accelerata” per i miei gusti, ma è un parere personale.
Gli scenari onirici e surreali di Gandahar, le sue creature distorte e ricche di creatività, i colori pastello vagamente acidi e psichedelici sono tutti elementi di grande fascino, che chi apprezza questo genere di animazione troverà estremamente interessanti.
Sylv è un eroe senza macchia, leale, ma non perfetto.
Non è invincibile, non è super potente, ed ho apprezzato molto questo suo aspetto cosi “umano” e per certi versi normale.
Il ruolo femminile in questo film, appare molto forte.
Sia il consiglio di Gandahar che Arielle danno prova di forza d’animo, grande intelligenza e coraggio.
Sylv è l’eroe forse, ma chi regge ogni cosa, chi cerca e trova la vera soluzione al problema sono le donne. Lui è unicamente uno strumento in parte sacrificabile. (cosa della quale è perfettamente consapevole)
Gandahar ci fa riflettere sul ruolo che l’uomo ha nei confronti della natura.
Sul fatto che giocare con essa e la vita, cercando poi di insabbiare errori e brutture commessi come se nulla fosse rappresenta un atto grave, probabile fonte di sciagure future, per le quali potrebbe non esservi alcuna soluzione.
Un monito per l'umanità che spesso dimentica il suo ruolo di ospite su questa Terra provocando disastri, calamità, alterando il corso naturale degli eventi sino a deformarli, creando mali tanto grandi, da divenire potenzialmente impossibili da fronteggiare o risolvere.
Buona visione, e come sempre, se volete, lasciatemi il vostro parere nei commenti.



giovedì 17 agosto 2017

Johanne

Su Instagram, si fanno incontri strani.
Quando controllo chi abbia messo like ai miei post di street art (se volete vederli, cliccate QUA) spesso incappo in personaggi singolari, a volte imbarazzanti.
A volte, invece, trovo soggetti interessanti.
A volte, invece, trovo un piccolo studio di animazione, in grado di produrre un corto delizioso che ieri notte ho gustato in santa pace, restandone piacevolmente impressionata.
Ora, non immaginate chissà che; è “solo” animazione 2D fatta con il cuore, dai colori gentili ed il tratto rotondo, quasi infantile.
Però mi ha conquistata, e dunque ne parlo in questo post.
Lo studio del quale parlo, è il Dragonbee Animation.
Di base a Londra, produce, come dicono nel loro sito: “unique and inspired animation.”
L’opera che vi propongo si intitola “Johanne.”




Delicata, musicale, morbida.
E piena di sorprese.
La storia, sviluppandosi in poco più di tre minuti ci porta per mano in un crescendo, che credo vi stupirà.
E non dico altro, perché altrimenti, che gusto c'è?
Qua i link per sito, corto e altro.
Buona visione!

Dragonbee Animation: 


sabato 24 settembre 2016

Kaze to ki no uta - Il poema del vento e degli alberi

Il poema del vento e degli alberi (Kaze to Ki no Uta) è un anime del 1987 tratto dal manga omonimo, pubblicato in Giappone tra il 1976 e il 1984.
Considerato uno dei primi titoli con tematiche omosessuali, impiegò ben nove anni prima di venire pubblicato, poiché l'autrice Keiko Takemiyasi rifiutò categoricamente di censurare le parti scabrose contenute nella storia.
L'adattamento animato del 1987 mostra solo la prima parte, del ciclo narrativo contenuto in  Kaze to Ki no Uta
L'intera vicenda si svolge in Francia, precisamente in Provenza, nella seconda metà del 1800.
Serge è un giovane ragazzo figlio di un aristocratico e una zingara, che rimasto orfano viene inviato in un prestigioso collegio maschile, lo stesso dove il padre aveva studiato in gioventù.
Serge, ormai adulto, torna a visitare i luoghi che lo videro adolescente, rimettendo piede nella stanza numero 17 teatro della sua turbolenta relazione con Gilbert, il compagno di stanza.


Gilbert è un giovane di angelica bellezza, il cui comportamento suscita disapprovazione e chiacchiere.
Sin da subito risulta chiaro come Gilbert sia invischiato in sordide relazioni sessuali con diversi uomini.
Sembra inoltre soffrire di una salute alquanto cagionevole, che necessita un uso costante di medicinali, ai quali è ormai assuefatto.


Serge, ragazzo innocente, nobile e dall'animo puro, si ritrova a dover avere a che fare con questo strano e disturbante soggetto evitato da tutti.
Ogni studente sa che razza di vita faccia, ma nessuno interviene affinché le cose cambino, o si interessa a cercare di capire perché Gilbert sia tanto ossessionato da relazioni violente, promiscue e pericolose.
Sarà proprio Serge a preoccuparsi per lui, cercando in ogni maniera di instaurare un contatto positivo con il compagno di stanza.
Gilbert per tutta risposta chiedera' ad uno dei suoi amanti di far fuori il ragazzo, in cambio di “tutto ciò che vuoi” alludendo ad una prestazione sessuale.
La cosa sembra andare come stabilito quando l'amante mette fuori combattimento Serge, e poi decide di prendersi ciò che gli spetta forzando Gilbert ad un rapporto omosessuale.
A questo punto Serge, ripresosi dallo stordimento (gli era stato somministrato dell'etere) salva Gilbert azzuffandosi con l'amante del ragazzo, mostrando non solo di possedere una grande forza fisica e tenacia, ma anche e sopratutto un animo indomito, leale, solido come acciaio.
Così Gilbert decide di “accettare” Serge.
Si tratta di una vittoria momentanea per il ragazzo, il quale si vedrà ben presto costretto ad affrontare la consapevolezza che Gilbert è felice di vendere il proprio corpo.
Non mi dilungo in ulteriori dettagli per non guastarvi troppo il piacere di visionare il film, qualora decideste di farlo.
Il poema del vento e degli alberi è un anime coraggioso, onesto e non troppo edulcorato, che parla di omosessualità, stupro, uso di droghe, sadismo e discriminazione.


Gilbert si rivelerà essere nulla più di una creatura spezzata ed infelice abusata sia dal suo tutore/zio nonché benefattore del collegio in cui studia, (cosa che spiegherebbe perché possa mancare al coprifuoco o alle lezioni senza venire punito) che da tutti gli uomini con cui ha avuto a che fare.
Lo zio l'ha “educato” al piacere di essere torturato e usato, tanto che quando il giovane che prova per l'uomo un sentimento sincero riceve da lui una lettera dal contenuto scioccante impazzisce di dolore, sfogando quanto sente in un rapporto sessuale di incredibile violenza.
Purtroppo non ho idea di cosa parlasse la lettera, perché la versione in Italiano scovata su YouTube non offre sottotitoli con la traduzione dei kanji Giapponesi in sovrimpressione.
Deve trattarsi in ogni caso di parole terribili o dolorose studiate appositamente per indurre Gilbert a soffrire, dedicandosi all'autolesionismo per compiacere i desideri dello zio.
L'uomo nutre la perversa convinzione che solo tramite tanto dolore, il giovane potrà divenire un essere dotato di pura sensualità.
Sconvolto Gilbert si recherà da uno dei suoi amanti, invocando di essere preso con la violenza, picchiato, stretto sino alla morte.
È evidente come il concetto di amore espresso dal giovane sia distorto a causa delle sevizie subite in tenera età, rendendo Gilbert una figura vulnerabile tristissima nella sua fragilità di essere umano soggiogato, sfruttato, reso incapace di guardare ai sentimenti e al sesso in maniera equilibrata.
Solo Serge sembra possedere la chiave segreta, per donare un briciolo di luce a quell' anima resa oscura dalla sofferenza.
Gilbert tornato in collegio dopo il burrascoso rapporto, chiederà a Serge di dormire con lui.
Serge dapprima si opporrà, accettando poco dopo per compiacere il compagno di stanza.
Non è un atto di debolezza il suo, e tanto meno di pietà; si tratta di amore, poiché tra le righe si capisce come Serge sia attratto da Gilbert.
I due dormiranno assieme, nudi, abbracciati l'uno all'altro.
Finalmente Gilbert può assaporare vero calore umano, pace, amore sincero.
Attraversato da un filo costante di tristezza e cupa disperazione, vagamente disturbante per i temi trattati contrapposti allo stile di disegno del periodo tutto occhioni stellati e linee delicate, Kaze to ki no uta scorre tenendo lo spettatore agganciato allo schermo dal principio alla fine.
Opera importante per il suo gusto rivoluzionario, tutt'ora attualissima nella sua cruda semplicità, Il poema del vento e degli alberi e' un film imperdibile per tutti gli appassionati del genere, per chi si interessi di temi omosessuali in arte e letteratura, per gli amanti dell'animazione giapponese in stile vintage.
Cercatelo, guardatelo, e lasciatevi rapire.

giovedì 22 settembre 2016

Neo Tokyo - 1987

Ieri, dopo diverso tempo ho aperto nuovamente questa pagina, rendendomi conto che non facevo un post da troppo.
Così ho pensato di rimediare visionando uno dei corti/film archiviati mesi fa, nelle mie playlist di YouTube.
Neo Tokyo è un' antologia di genere science fiction prodotta nel 1987, della durata di 50 minuti.
Il film è composto da tre segmenti, realizzati ciascuno da un differente autore.
Ogni parte racconta una storia sé stante per stile, disegno e colorazione.
I tre episodi sono rispettivamente:
1)  Labyrinth Labyrinthos diretto da Rintaro
2) The Running Man diretto da Yoshiaki Kawajiri
3) Construction Cancellation Order diretto da Katsuhiro Otomo
Il film si apre portando lo spettatore in un misterioso scenario simile ad una foresta, dominato dalla presenza di una grande porta in pietra.
Il portale ha sembianze grottesche e spaventose, ed appare identico ad una delle opere presenti all'interno del Parco dei Mostri a Bomarzo, provincia di Viterbo.
Sachi è una bimba dall'aspetto buffo e bizzarro, impegnata a giocare a nascondino con Cicerone, il suo gatto.
Cercandolo ovunque, lo trova dentro un orologio a pendolo.


L'orologio diviene un portale verso un mondo-labirinto dove mostri, assurdità, creature soprannaturali si susseguono in un vortice di inquadrature ricercate, cambi di scena, mutazioni improvvise dei personaggi.
Sachi è una specie di Alice nel paese delle meraviglie che corre attraverso tutto questo inseguendo le lusinghe di un clown, accompagnata dal fedele Cicerone.
Una scena mi ha ricordato molto le dinamiche dei film muti, quando il clown, riuscito finalmente nell'intento di condurre Sachi al suo circo la invita ad entrare, e quanto dice non è udibile a parole, ma compare in un pannello di testo.
Sachi entra nel circo, una luce la investe, e lo spettacolo inizia.
A questo punto, prende il via il secondo corto, ovvero The Running Man.
Il tema dominante, sono le corse automobilistiche.
Non si tratta però di normali competizioni, poiché tutto si svolge in un futuro dai toni cupi alla “Blade Runner”, dove i piloti gareggiano all'interno di potentissime auto a reattori.
La corsa è denominata “Death Race” poiché molti muoiono durante la competizione.
Zack Hugh è il campione indiscusso della Death Race da ben 10 anni.
Un reporter viene mandato ad intervistarlo, scoprendo come Zack sia in possesso di straordinari poteri telecinetici, dei quali si serve per fare fuori gli avversari.
Il suo corpo provato da anni di corse intensive, sta raggiungendo il limite.
Durante una corsa Zack come sempre vince, ma successivamente a ciò i suoi segnali vitali cessano.
“Life function terminated” recita lo schermo presente nei box, dove il team del pilota in preda all'incredulità, ne constata la morte.
Eppure, l'auto di Zack seguita a correre.
L'uomo, viene doppiato da un pilota fantasma.
Zack, non accettando l'affronto spinge la sua auto al massimo distruggendola e distruggendosi, in un crescendo di esplosioni, vetri che si infrangono, fiamme, e danni fisici.
Ormai ridotto ad una maschera di sangue e preda di un delirio folle, riesce finalmente a sorpassare il fantasma.


Il suo volto sfigurato, deformato, precede di poco l'esplosione dell'auto, che si muta in una mortale palla di fuoco.
Non è chiaro se il pilota sia morto, e se quanto accaduto dopo il segnale “Life function terminated” sia reale, oppure no. 
Forse si tratta di una gara tra entità spettrali, o magari il corpo dell'uomo ha ceduto liberando il potere telecinetico, sino a creare delirio ed autodistruzione.
In ogni caso amo la colorazione di questo episodio, e  la sua impronta horror-splatter tipicamente fine anni '80, inizio anni '90
Dopo una transizione con schermo nero, il terzo corto inizia distinguendosi dagli altri due per i colori chiari, caldi, lo stile morbido, e la storia in apparenza leggera e grottesca.
A seguito di una rivoluzione in un fittizio stato del Sudamerica, il nuovo governo decide di sospendere le opere di costruzione di un'immane struttura denominata 444
Un giovane impiegato (Tsutomu Sugioka) viene mandato sul posto, per assicurarsi che gli ordini vengano eseguiti presto, bene, e limitando al massimo le perdite di denaro e materiali.
Ad accogliere il ragazzo vi è un robot alquanto malmesso, identificato dal numero 444 – 1


La storia è semplice, e quasi comica per buona parte del corto.
Tsutomu proverà disperatamente a convincere 444 -1 a far cessare i lavori, ma questi fedele alla consegna e a routine fisse si rifiuterà categoricamente di obbedire, giungendo persino a tentare di uccidere l'uomo.
Nel frattempo, il cantiere diviene sempre più instabile. Ogni giorno decine di robot collassano a causa del troppo lavoro, la costruzione sembra andare indietro anziché avanti, in un marasma di incidenti, malfunzionamenti, e problemi di ogni tipo.
Alla fine Tsutomu, esasperato da quella situazione e dalla cocciutaggine insensata di 444 – 1 decide per una soluzione drastica, attaccando il robot.
Tenta di abbatterlo, con la speranza che questo basti a bloccare tutto.
Purtroppo non va secondo i piani dell'uomo, il quale si vede costretto a seguire il cavo di alimentazione di 444 -1, sino al cuore energetico dell'intera struttura.
Mentre si allontana, giunge un messaggio da parte dei suoi superiori: c'è stato un nuovo cambio al potere, il progetto deve essere ripreso.
Tsutomu non lo sente, è troppo impegnato a lottare contro il cuore vivo del cantiere.
A questo punto lo spettatore torna nel circo, ritrovando Sachi e Cicerone.
Lo spettacolo è finito. Sachi e il gatto partecipano ad una parata grottesca, che si conclude in un tripudio di fuochi artificiali.
L'ultima cosa che vediamo sono Sachi e Cicerone, seduti dinnanzi ad uno schermo televisivo: stanno guardando loro stessi.
Neo Tokyo è un film bizzarro, onirico, sorprendente.
Il livello qualitativo appare molto alto, le storie sono curate e graficamente interessanti.
Molto viene lasciato all'immaginazione, nulla sembra essere mai del tutto chiaro, ed in generale regna quell'atmosfera oscura, inquietante ed un po' malata, tipica delle produzioni di quegli anni.
Consigliatissimo, specie in una notte silenziosa e piovosa come quella in cui sto scrivendo.

venerdì 15 luglio 2016

The Cameraman's Revenge

Quest'oggi, dopo aver sperimentato l'ebrezza di fare l'imbecille in giro andando a caccia di Pokemon (sì, pure io ho installato Pokemon GO, e per una alla quale è mai fregato nulla di questi animaletti, direi che è notevole) ho dato un'occhiata alla lista dei film muti salvati su YouTube, decidendo di visionarne uno a caso.
La scelta, è caduta su di una pellicola alquanto bizzarra.
The Cameraman's Revenge è un film del 1912 realizzato da Ladislas Starevich, regista del quale ho già parlato in passato.
Ladislas Starevich deve la sua fama al fatto di essere stato l'autore del primo film  nella storia del cinema, con protagonisti dei pupazzi animati.


Tutta la sua carriera come regista, è stata dedicata alla realizzazione di film animati, utilizzando la tecnica denominata “stop motion”
Come si può intuire, anche The Cameraman's Revenge è stato “costruito” con questa tecnica.
In un epoca come quella dei primi anni del '900, l'abilita' di  Starevich, la sua indiscutibile passione e costanza, risplendono in maniera speciale.
Nei tredici minuti e rotti, assistiamo ad una storia di infedeltà e vendetta tra... insetti.
Avete capito bene, gli attori in scena sono scarabei, libellule, cavallette e via discorrendo.
Starevich avrebbe voluto impiegare insetti vivi per il suo progetto, ma sciaguratamente per lui (e per le povere creature) il calore dei fari di scena era a loro insostenibile.
Fu così obbligato ad utilizzare esemplari morti (e menomale direi), elaborati in maniera tale da renderli adatti ai suoi scopi.
Devo dire che assistere ad una sordida storia di tradimenti messa in scena da insetti, si è rivelata un'esperienza davvero unica.
Quello che lascia sorpresi, non è tanto il tema “adulto” e trito del corto, ma il modo di muoversi degli "attori" protagonisti.
Pur presentando un fluidità non ottimale (stiamo parlando del 1912, ricordiamolo) gli insetti agiscono davanti alla macchina da presa, sfoggiando movimenti tutt'altro che semplici.
E qua, inevitabilmente, ho provato un'ammirazione potente per questo regista, dalla pazienza certosina.
La trama è semplice, e spiega il perché di un titolo come  “The Cameraman's Revenge”.
Mister Grasshopper (cioè cavalletta, nel caso qualcuno non lo sapesse) è un cameraman. Decide di vendicarsi di Mister Beetle (scarabeo) filmandolo di nascosto, mentre si intrattiene con un'avvenente Dragonfly (libellula)
La sua vendetta, scaturita da una banale lite al nightclub dove la libellula si esibisce come soubrette giungerà al suo culmine, quando Mister Beetle andrà al cinema in compagnia della moglie, vedendo proiettato sullo schermo un film molto particolare: il suo incontro proibito con la soubrettina.
L'addetto alle proiezioni difatti, è nientemeno che Mister Grasshopper.
Al di là della trama, che come potete vedere è nulla più di un drammone popolare da giornaletto scandalistico, il corto ha un fascino che oscilla tra macabro e stupefatto, nell'ammirare questi insetti (morti) compiere azioni comuni agli esseri umani come guidare un auto, baciarsi, dipingere o altro.
È davvero stranissimo, ed a tratti disturbante.
Ammiro inoltre il coraggio del regista, per aver scelto di utilizzare queste creature come protagoniste; non si tratta certamente di soggetti graditi a tutti, specie se parliamo di scarabei o cavallette.
Una visione interessante, strana, un po' creepy forse, ma degna di attenzione.
Potete trovare  The Cameraman's Revenge per intero su YouTube.

giovedì 9 giugno 2016

Violence Jack - Harem Bomber

"When passing, Jack does not remain for too long, as he follows the chain of desolation, the odour of blood. Jack; When witnessed to the massacres and bloodshed, his violent blood awakens, attracted by the splendour of his jack-knife hidden close to his chest. Despite this, survivors say that in those burning eyes, shines the light of knowledge."

Come ho avuto modo di dire diversi mesi fa (non ricordo quanti, ma erano parecchi) apprezzo ed ascolto diversi artisti, di quel filone musicale denominato sbrigativamente New Retro Wave, ma che può essere anche catalogato sotto l'etichetta di Synthwave.
Grazie a questi artisti, e specialmente ai video associati ai loro brani, video generalmente di tipo fan made, sono venuta a conoscenza di alcuni film di animazione Giapponese, prodotti tra la fine degli anni '80 e gli anni '90.
Personalmente, apprezzo molto quel determinato periodo, perché quanto venne prodotto in quegli anni presenta un tipo di disegno e tematiche assai più crude, violente e realistiche per certi versi, rispetto quanto visto negli anni precedenti.
Il campo dell'animazione Giapponese fine '80 ed inizio '90 mi affascina, e quando scovo un titolo potenzialmente interessante, mi adopero per cercarlo nel web.
Qualche giorno fa, grazie a questo video ( Dan Terminus / Restless Destroyer- True violence) sono venuta a conoscenza di tre OAV con protagonista Violence Jack, il celeberrimo personaggio ideato da Go Nagai nel 1973
Violence Jack, che in ordine di tempo e' successivo ad un altro titolo cult come Devilman, e' un manga che ho in parte letto tempo fa, sfruttando una piattaforma di scan gratuite. Purtroppo l'opera si e' rivelata menomata di varie parti, rendendomi impossibile terminare di leggerla.
In ogni caso, il background nel quale e' nato e si muove Violence Jack non mi era nuovo, e, come ovvio, neppure la sua figura.
Vorrei precisare che non e' necessario aver letto il fumetto per riuscire a seguire la trilogia di film, ma di sicuro conoscere alcuni dettagli della storia, può essere di aiuto.
Ieri notte, mentre moroso guardava Gomorra, ho aperto YouTube, affrontando il primo titolo della serie: Violence Jack- Harem bomber.
Prodotto nel 1986, descrive solo una minima parte dell'arco narrativo che compone la storia di Jack.
Il film, al di la di uno stile grafico che amo (non eccelso in quest'opera, ma ok), delle musiche così deliziosamente synthwave, e dei temi trattati ricchi di splatter, violenza e sesso, non entusiasma per il contenuto della trama, o la costruzione della stessa.
Dopo una breve introduzione piuttosto lirica, sul perché la regione del Kanto in Giappone si sia tramutata in uno scenario post atomico popolato da individui poco raccomandabili, la storia sposta la propria attenzione su due ragazze.
Mari, quella carina e puccettina giunta in città in cerca del fidanzato Ken, ed un'altra dalla capigliatura in stile Mirko dei BeeHive e il rossetto verde, fuggono da una specie di mistress frusta-munita che ama indulgere in torture, sesso saffico, e corruzione di anime innocenti.
Costei, e' stata incaricata dall'indiscusso regnante del posto, lo Slum King, che appare al pubblico come un soggetto tirato fuori di peso da Mad Max, di “reclutare” giovani fanciulle preferibilmente vergini, per poi smerciarle come schiavette da letto.
Mentre Jack sbudella gente a casaccio, loro vengono ricatturate e sottoposte ad un trattamento esclusivo da parte della mistress, che si occupa personalmente di “educarle” tramite un'allegra sessione di sesso lesbo.
Quando tuttavia Mari la fanciulla puccia, viene gettata nuda sul letto per una sana dose di “rieducazione”, viene vista da un baldo giovanotto, che sta pattugliando i dintorni in elicottero.
Questi, e' il capo delle guardie personali dell'Harlem (o Harem) Bomber, personaggio che da quel che ho capito gestisce vari traffici per conto dello Slum King, ed e' discretamente voglioso di far fuori Violence Jack.
Si scopre cosi' che (sorpresona)  il capo delle guardie e' Ken, il fidanzato perduto lungamente cercato dalla dolce Mari.
Harem Bomber ordina a Ken di eliminare Violence Jack in cambio della salvezza di Mari, e lui e' costretto ad accettare.
Alla fine tuttavia, non vi sarà uno scontro vero e proprio tra lui e Jack, ma tra quest'ultimo e Harem Bomber.
Dopo fontane di sangue e tamarraggini varie, Harem Bomber riuscirà a tranciare un braccio a Jack, facendolo precipitare da una considerevole altezza.
Mari, scassando gli zebedei al fidanzato lo obbligherà ad aiutare Jack, il quale per riconoscenza usa l'elicottero sul quale i due stavano tentando la fuga come arma, spiaccicando Harem Bomber ed uccidendo Ken.
Mari si salva per puro culo, e mentre Jack, usando l'immenso potere di una tempesta e del fulmine si auto-rigenera tornando più bello (si fa per dire) di prima, la ragazza si risveglia a cose ormai terminate, ritrovandosi sola ed abbandonata.
Un'aquila d'oro le appare, volando nel cielo.
E' l'anima del suo amato Ken.
Fine.
Visionerò anche gli altri due film, perché amo questo genere splatter e tamarro alla Ken il Guerriero, pieno di femmine dagli occhi dolenti ma non moe, omaccioni nerboruti, sangue, budella e scenari angoscianti.
I tre OAV sono disponibili alla visione free su YouTube.






giovedì 15 ottobre 2015

Duffy the mascot

Duffy the mascot, conosciuto anche come The mascot, Puppy love o Devil's ball, è un' incredibile pellicola del 1933, che presenta un uso magistrale e modernissimo della tecnica di animazione denominata stop-motion.
Diretto da Ladislas Starevich regista Russo/Lituano/Francese, un autentico pioniere del genere che realizzò la prima animazione conosciuta in stop-motion (The Beautiful Lukanida-1912) nella quale venissero impiegati dei pupazzi, Duffy the mascot narra del rocambolesco viaggio intrapreso da un cane di pezza, al fine di portare un'arancia ad una bambina gravemente malata.

(Duffy)

Tutto ha inizio all'interno della misera dimora di una costruttrice di bambole e pupazzi.
Nel letto poco dietro di lei giace la figlia gravemente malata, la quale chiede alla madre un'arancia.
Purtroppo lo stato di grave povertà in cui versa la famiglia rende impossibile esaudire il semplice ed innocente desiderio della bambina, desiderio che viste le condizioni della piccola, potrebbe anche essere l'ultimo.
La madre, affranta e impotente, piange una lacrima all'interno del corpo di uno dei pupazzi che sta ultimando.
In una scena bellissima ed inquietante la lacrima inizia a pulsare venendo assorbita dalla stoffa, per poi mutarsi in un piccolo cuore che batte come fosse vivo.
Il pupazzo in questione è Duffy il cane, che forse per via della lacrima conservata nel suo corpo acquisisce oltre alla vita, un'anima gentile piena di preoccupazione ed amore per le sorti della piccola morente.
Oltre a Duffy altri pupazzi/bambole “abitano” nella casa. Verranno stipati in una scatola e spediti alla vendita finendo su di una carrozza postale, dalla quale fuggiranno grazie all'intervento di uno dei pupazzi, che raffigura un delinquente in perfetto stile della mala francese.
Duffy finirà in un mercato dove troverà un'arancia, ovvero esattamente quanto desiderava portare alla figlia della sua creatrice.
Scende la notte ed ogni cosa inanimata, ogni rimasuglio del mercato prende vita, dando inizio ad una folle festa danzante capeggiata dal Diavolo in persona.
Alla baldoria partecipano anche le bambole fuggitive che erano nel pacco assieme a Duffy, e in un tripudio di verdure smozzicate, bambole viventi, scheletri di animali che si ricompongono, demoni e strane creature Duffy dovrà difendere strenuamente l'arancia dalla bramosia degli altri, riuscendo infine a tornare a casa.
La piccola malata ricevendo il tanto desiderato frutto ritrova la salute, concedendo allo spettatore il lieto fine atteso dopo 20-25 minuti di fughe, lotte e situazioni pericolose, in ambientazioni oscure e sinistre.
Il motivo per il quale ho scritto 20-25 minuti, è spiegabile dal fatto che esistono due versioni della pellicola.
In una circa 6 minuti di film sono mancanti, precisamente la parte nella quale il diavolo compare, radunando i partecipanti al ballo.
Le due versioni sono comunque reperibili liberamente nel web.
Devo dire che sono rimasta rapita dalla bellezza di questo film, e vorrei rivederlo in qualità decente perché vi sono dettagli che purtroppo si perdono dentro sgranature e tonalità sballate.
Duffy è adorabile; il modo in cui si muove, gli atteggiamenti, denotano uno studio accurato e meticoloso dell'animale nella realtà, che mi trasmettono una sensazione di grande cura ed amore per il personaggio e l'intera opera.
Le azioni dei pupazzi sono fluide, naturali, le inquadrature efficaci, ed ogni cosa risulta magica, inquietante e bellissima.
Non mi stupisco che Tim Burton abbia preso Starevich come modello di ispirazione per le sue opere, e curiosando su questo regista ho visto che ha realizzato una versione di “Night before christmas” risalente al 1913 a questo punto da vedere assolutamente, anche se suppongo narri una storia ben diversa da quella di Burton.
Se la troverò, aspettatevi una recensione!
Per concludere, cercate Duffy the mascot e guardatelo. Il cane di pezza rapirà i vostri cuori in un batuffolo di tenerezza, la festa del Demonio saprà regalarvi piccoli brividi e divertimento, il tutto condito da una qualità che mai avreste pensato possibile negli anni '30, dove creatività, passione e fantasia la facevano da padrone, appioppando un sonoro calcio nel sedere a computer grafica, mancanza di amore e fantasia, mali che spesso affliggono produzioni e registi moderni.

domenica 3 maggio 2015

Kobu - Tori

YouTube offre spesso e volentieri piacevoli sorprese, che un essere curioso come me di tanto in tanto riesce a cogliere, ed apprezzare.
Non ricordo se l'animazione di cui intendo parlare quest'oggi, l'abbia scovata grazie alla mia abitudine di vagare tra i suggerimenti, o se vi sia giunta tramite qualche post su Tumblr, fatto sta, che si è rivelata una graditissima scoperta.
Kobu-Tori è un'animazione giapponese del 1929 dotata di straordinaria vivacità, che narra dell'incontro casuale di un anziano contadino o tagliaboschi, con un gruppo di Tengu.

(Tengu)

L'uomo,  affetto da una gigantesca escrescenza sferica che ne deturpa il volto, viene sorpreso da un violento temporale durante lo svolgimento dei quotidiani lavori nel bosco, trovando rifugio nel tronco cavo di un albero dove si addormenta, per poi risvegliarsi quando all'esterno è già notte piena.
Attirato dal suono di tamburi e flauti esce allo scoperto, incappando in un gruppo di Tengu intenti a danzare al chiaro di luna.

(il protagonista) 

Quello che ho identificato come il re o capo dei Tengu assiste allo spettacolo, compiacendosene.
L'uomo si avvicina mettendosi a danzare a sua volta, attirando l'attenzione di tutti i partecipanti alla festa in corso.
Purtroppo la mancanza di sottotitoli o traduzioni per i testi in giapponese limitano la comprensione della storia, ma possiamo ipotizzare che l'anziano, racconti al re dei Tengu di ciò che gli è accaduto prima del loro incontro, suscitando l'istintiva simpatia dello spirito.
Viene dunque invitato ad esibirsi in una danza che conquista i favori dell'intera comitiva, suscitando grande entusiasmo.

(Re dei Tengu)

Per ricompensarlo della sua piacevole performance, il re dei Tengu ordina ad uno dei presenti di strappare via l'orribile escrescenza dal volto dell'uomo.
La scena cambia, e possiamo vedere l'anziano contadino parlare con un suo compare, anch'esso affetto da una deformità al volto.
Ascoltando la narrazione di quanto accaduto la notte precedente, del suo incontro coi Tengu e del dono ricevuto, l'uomo appare invidioso, tanto che, decide di recarsi nel bosco la notte stessa, per tentare di rintracciare i Tengu ed il loro re.
Provando a riprodurre goffamente quanto raccontato dal contadino, tenta di ingraziarsi i favori del gruppo di spiriti combinando solo un sacco di guai, che esasperano l'intera combriccola.
Quando poi cerca di sottrarre al re dei Tengu il tesoro che egli tiene accanto a sé, viene catturato e punito appiccicandogli al volto, il gigantesco porro appartenuto in precedenza al suo fortunato ed onesto compare.
Il tema di questa storia è molto comune tra le legende e fiabe popolari, e l'ho ritrovato in moltissime tradizioni appartenenti ai popoli e continenti più diversi.
Il meccanismo di svolgimento dei fatti segue un plot preciso, che vede l'incontro casuale di qualcuno (uomo, donna o bambino) con spiriti del bosco o spiriti in generale, e di come il fortunato o fortunata riesca, per via di coincidenze, purezza d'animo, onestà, ad ottenere i favori delle creature soprannaturali a tal punto, da venire premiato con doni straordinari.
Vi è poi la rivelazione della fortunata esperienza ad altra persona (parente o conoscente), e il tentativo di sfruttare la cosa a proprio vantaggio, tentativo che regolarmente fallisce, a causa della mancanza delle condizioni sopracitate, e degli intenti fraudolenti ed interessati del soggetto.
Questa breve animazione stupisce per fluidità e cura nei dettagli, ed appare incredibilmente moderna anche ai giorni nostri.
Abituata ai cartoon americani della medesima epoca, popolati da figure grottesche, caricaturali e scenette comiche o assurde, è stato per me una specie di rivelazione scoprire come l'animazione in altre parti del mondo, avesse un tratto tanto attuale, e “realistico”.
Se qualcuno dei miei lettori (quali lettori? XD) fosse pratico di giapponese, mi piacerebbe moltissimo conoscere il contenuto dei dialoghi, ma temo che questa mia curiosità resterà tale.
L'intero film, una delle prime animazioni della storia, è disponibile su YouTube a questo link.
QUA una versione con colonna sonora.
Buon divertimento.

venerdì 3 aprile 2015

Crayon Dragon

Rieccomi di nuovo qua, per parlare di un corto animato appena scoperto, visto, ed amato.
Come già accennato in passato su queste pagine, Tumblr,  oltre a fungere da archivio e luogo di ricerca ed ispirazione, per gli elementi da inserire all'interno dei miei libri o storie, si è rivelato spesso e volentieri in grado, di farmi scoprire molti artisti, film, cose creative interessanti.
"Crayon Dragon" per l'appunto, l'ho scovato tra le pieghe di questo social network caotico ed affollato.
Opera di Toniko Pantoja, racconta di una giovane artista chiamata a ridipingere una pavimento in cemento, sul quale campeggia il vecchio disegno di un gioviale drago.
Nell'istante in cui inizia a lavorare, il suolo risucchia la ragazza, conducendola in un mondo pieno di colori e magia, dove ritroverà il drago, e vivrà con lui attimi di pura meraviglia.
Il finale, che non vi spoilero, mi ha davvero commossa.
Dura solo tre minuti e rotti, guardarlo sarà semplice, veloce, e vi garantirà dolcezza ed emozioni, perfettamente stipate in un tempo esiguo, non più lungo di quanto impieghereste, a bere una tazza di tè.
E se al termine di questa manciata di minuti, vi ritroverete con gli occhi lucidi come è capitato alla sottoscritta, siate carini, fatemelo sapere.
Buona visione.

Crayon Dragon by Toniko Pantoja
Music composed by Denny Schneidemesser
Violinist - Taryn J. Harbridge
Low and Tin Whistle - Kristin Naigus
Sound Design by Glenn Harfagre





giovedì 12 marzo 2015

The Snowman

Complice un periodo di scarsa creatività letteraria, quest'oggi mi sono finalmente decisa a guardare un film di animazione, archiviato da tempo nella mia lista di cose da vedere.
Ho scoperto l'esistenza di The Snowman grazie a Tumblr. Uno dei blog che seguo, mise in bacheca un set di gif animate che mi incuriosirono molto, e così andai a cercare il film su YouTube, trovandolo.



The Snowman è un film Inglese del 1982, (il termine più corretto sarebbe special di natale ma vabbè...) tratto dall'omonimo libro per bambini di Raymond Briggs.
The Snowman è un libro di sole illustrazioni, ed il film è esclusivamente musicale, privo di dialoghi.
Si tratta di un'animazione realizzata disegnando su pellicola, tramite l'utilizzo di pastelli, pastelli a cera, ed altri media tradizionali.
L'effetto è fiabesco e delicato, sembra di vedere il libro prendere vita!
Il film narra di un bambino euforico per la caduta di una copiosa nevicata, che decide di realizzare un grande pupazzo di neve.
Allo scoccare della mezzanotte, il pupazzo prende vita.
La prima parte della storia, narra di come lo Snowman parta all'esplorazione della casa dove abita il bambino, il quale gli mostrerà tutte le “meraviglie” che essa contiene, suscitando in lui interesse e stupore.
Nella seconda parte, il pupazzo di neve porterà via con sé il bambino in un viaggio fantastico, che li condurrà (volando), sopra città e paesi, sino a quando i due approderanno ad una foresta popolata da altri pupazzi, nella quale incontreranno Babbo Natale.



Questa fase del racconto viene impreziosita e sottolineata dalla splendida canzone “Walking in the air”, e presenta panorami riconducibili alla città di Brighton nel sud est dell'Inghilterra, luoghi ben noti a Briggs, il quale vive nella zona dal 1961.
L'animazione differisce dal libro in vari punti, cambiati per dare un taglio spiccatamente natalizio all'insieme.
Nella storia originale il bambino non ha nome, mentre nel film è chiamato James.
Questo dettaglio venne aggiunto da una delle animatrici, e si riferisce a quello del suo fidanzato dell'epoca, divenuto poi suo marito.
Dai commenti che ho sbirciato sotto il video, mi pare di aver capito che questo piccolo film, è divenuto negli anni un grande classico natalizio per le famiglie inglesi, e devo dire che capisco perfettamente il motivo di questa scelta.
The Snowman sono 25 minuti e rotti di poesia ed innocenza, che tutti i bambini (cresciuti e non) dovrebbero vedere.
Consiglio caldamente la visione di questo piccolo frammento di infanzia e meraviglia, ricordandovi che potete trovarlo per intero su YouTube.